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Le mura di Varazze

09 July 2010 12:09 | Comments: 0 | Categories:

StoriaSpero di far cosa gradita riportando qui la ricerca storica su Varazze e le sue mura fatta a suo tempo per l’esame di Restauro Architettonico. L’obiettivo finale dell’esame era il recupero e riutilizzo di una parte della cinta muraria ma l’analisi storica è la parte che sicuramente più attiene ai contenuti di questo sito.

Eugenio Laviosa

 

1-) VARAZZE DALL'EPOCA ROMANA ALL'ETA' MODERNA

2-) LE FORTIFICAZIONI MILITARI

3-) NOTIZIE SULL'AREA DI INTERVENTO

 

 

1-) VARAZZE DALL'EPOCA ROMANA ALL'ETA' MODERNA

 

"Borgo turrilucente infra due ampi  capi di scogli formi lungo i muri leudi e vascelli ai naviganti avari".

 

Questi versi del poeta locale G. Chiabrera che considerano mura, torri e imbarcazioni come gli elementi simbolici e più caratteristici dell'abitato, possono fare da introduzione ad alcune notizie sull'evoluzione storica, urbanistica ed architettonica di Varazze.

La prima documentazione grafica dell'esistenza di Varazze è da ricercarsi nella cosiddetta Tavola Peutingeriana. La tavola è una grande carta stradale dell'antico mondo romano e porta il nome delle strade e delle stazioni o "mansiones" con l'indicazione delle distanze in miglia, ad uso delle legioni romane; pare sia stata compilata verso il III secolo, ai tempi di Alessandro Severo ed è conservata in copiadel 1264 alla biblioteca imperiale di Vienna.

Le più importanti documentazioni grafiche conosciute dell'abitato di Varazze sono quella redatta nel 1772 da Giacomo Brusco, raffigurante un progetto per una strada carrozzabile tra Savona e Voltri, e in particolar modo la pianta elaborata nel 1773 da Matteo Vinzoni. In questa carta è possibile individuare chiaramente la struttura delle due cinte murarie del Borgo e del Borghetto con le relative porte e torri a quel tempo ancora perfettamente integre.

Antecedente a queste planimetrie è una rappresentazione pittorica di ignoto del XVII secolo rappresentante Varazze e i suoi due santi patroni Santa Caterina e Beato Jacopo nella quale però l'antico centro abitato è raffigurato in maniera non del tutto fedele alla realtà .

Altra raffigurazione della città ci è data da F.M.Accinelli nel 1774 nel suo Atlante Ligustico nel quale ci dà una vista prospettica del paese visto dal mare.

Tornando all'analisi della Tavola Peutingeriana, in base all'indicazione delle miglia, segnate a fianco dei singoli nomi delle località interessate dalla strada, troviamo la stazione romana di Ad Navalia corrispondente all'incirca all'attuale Varazze.

Ad Navalia era la stazione ove si soffermavano le truppe per i rifornimenti ed anche per il cambio dei corrieri addetti al "cursus publicus", ossia al servizio postale. La denominazione Ad Navalia traeva origine da una peculiare caratteristica della località, quella di essere la sede di numerosi cantieri per la costruzione di navi. Questa caratteristica si sarebbe consolidata durante il corso del medioevo quando, per l'imponente sviluppo dei traffici marittimi di Genova, Varazze divenne la sede deipiù importanti e rinomati cantieri della Repubblica di San Giorgio, fornendovi navi anche per le Crociate.

Le invasioni barbariche che nel V secolo segnarono la decadenza dell'Impero Romano, unite a fenomeni naturali (alluvioni, colmate), portarono anche alla decadenza del municipium di Ad Navalia.Nei primi secoli dell'Alto Medioevo le invasioni e le dominazioni barbariche di Teodeberto di Austrasia (Francia orientale) del 540 prima e dei Longobardi di Rotari poi (641) desolarono dalla parte di terra la regione, essendo il litorale già malsicuro ed infestato dalle incursioni saracene.

Nel 569 l'arcivescovo di Milano, Onorato, cacciato dalla sua sede dai Longobardi di Alboino si era rifugiato a Genova: al primate milanese, che aveva allora giurisdizione anche sulla Liguria, furono concesse numerose circoscrizioni plebane, tra le quali anche Varazze che fu così soggetta per il culto alla Civitas Mediolanensis Metropolis come comprova pure il nome delle sue chiese maggiori (Sant'Ambrogio e San Nazario) che ancora oggi conservano questi nomi.

Nel VIII secolo Carlo Magno fonda la Marca di Liguria affidandola ad un certo conte Ademaro con l'incarico di tenere libero il mare dalle incursioni degli Arabi.In questo periodo si ha probabilmente la rinascita dell'industria navale e della vita civile del risorto Borgo di Varagine. A questo periodo risalgono le denominazioni di Varazzene, Varaggio e quella più nota di Varagine.

Il nome potrebbe, secondo alcuni studiosi, essere di schietta origine romana: "vara" era un termine tecnico col quale i romani indicavano le strutture in legno a piano inclinato per mezzo delle quali le navi venivano calate in mare. Altra interpretazione è quella secondo la quale il paese tragga il suo nome da vocaboli di origine celtica (var =varco, ag = altura, cioè passo tra le montagne). Da segnalare, intorno al XIII secolo, l'importanza per la storia della città della figura del Beato Jacopo da Varagine, predicatore domenicano ed arcivescovo di Genova.

Dopo il Mille Varazze è soggetta al feudalesimo delle famiglie dei Del Bosco e dei Ponzone che, partendo dai loro possessi oltre l'Appennino, estesero il loro potere sul territorio varazzino. La città si troverà, nei secoli seguenti al 1000, al centro delle controversie politiche e militari tra Genova e Savona che contraddistinsero la storia locale fino al 1300. Inizialmente sotto l'influenza di Savona, Varazze attraverso donazioni, appalti, interventi militari e persino matrimoni passa sotto l'egida di Genova con l'istituzione della Podesteria di Varazze, Celle ed Albisola nel 1343, assumendo in breve tempo una notevole importanza economica e commerciale legata ai cantieri navali che fornivano navi alla Repubblica di Genova.

La Podesteria, di cui Varazze divenne capoluogo, legò la cittadina alla Superba con una convenzione che ebbe il valore di  un vero e proprio patto di alleanza, osservato da entrambe le parti fino alla caduta della Repubblica di Genova nel 1797. I varazzini dovevano essere considerati cittadini genovesi con tutti i diritti e i doveri conseguenti, ma nello stesso tempo potevano conservare i propri statuti criminali e civili che rimasero in vigore fino al 1798.

La reggenza podestarile è stata artefice di diverse opere a livello urbanistico in un primo tempo attuando interventi consistenti, come la costruzione della cinta muraria e lo spostamento della sede parrocchiale, e in un secondo momento favorendo per alcuni secoli la conservazione di uno status quo essenzialmente medioevale. Nel 1797 i Francesi, guidati da Napoleone, invadono la Liguria causando il crollo della Repubblica di Genova con la formazione della Repubblica Ligure.

La regione viene successivamente annessa alla Francia e divisa in dipartimenti.     Per quel che riguarda Varazze nel 1797 alla Podesteria si sostituiscono prima delle Municipalità provvisorie e poi, nel 1803 con una legge della Repubblica Ligure, la città diventa capoluogo del Cantone del Teiro comprendente anche Stella, Cogoleto, Celle ed Arenzano. In margine a queste vicende la città fu teatro di alcuni episodi bellici della guerra tra Francesi ed Austriaci che però interessarono in particolare le alture circostanti il paese.

Nel 1814, alla caduta di Napoleone, la Liguria viene aggregata al Piemonte con il nome di Ducato di Genova e suddivisa in mandamenti (con l'istituzione del mandamento di Varazze, Stella, Celle e Cogoleto nel 1815).

Nella città, che dal 1816 aveva un sindaco e un consiglio comunale, risiedeva anche un giudice, Giacomo Della Cella, che, nel 1820, scrive una relazione sul Mandamento di Varazze dalla quale desumiamo alcune importanti notizie riguardanti la demografia e lo sviluppo urbanistico e sociale. Apprendiamo ad esempio che la popolazione a quel tempo era di 4710 abitanti, che il quartiere più popolato non era più il Borgo antico  ma bensì il Solaro, quartiere cresciuto al di fuori delle mura al di là del torrente Teiro e sviluppatosi per l'intensa attività cantieristica. La relazione fa poi alcuni riferimenti al tessuto edilizio esistente all'epoca.

Con il diffondersi delle costruzioni navali in ferro l'antica industria navale varazzina, basata sull'impiego del legno per costruire le navi, si ridimensionò in maniera considerevole costringendo molti abitanti, soprattutto nell'Ottocento, ad emigrare in America in cerca di fortuna. Pochi sono i cantieri che resistono al sopravvenire delle nuove tecnologie impiegate nelle costruzioni navali e quelli che rimangono indirizzano la loro produzione verso la nautica da diporto (ad esempio i cantieri Baglietto).

Tale tendenza è stata praticamente irreversibile ed il calo di tonnellaggio prodotto a Varazze appare costante.

Questo cambiamento economico porta anche ad un diverso impiego della mano d'opera un tempo addetta ai cantieri: da calafati, carpentieri, velai e cordaroli gli abitanti di Varazze cominciano a trasformarsi in lavoratori del turismo.

Il 1888 può essere considerato l'inizio dell'attività turistica a Varazze. Quell'anno infatti viene ricordato per il primo arrivo di un gruppo di aristocratici piemontesi che praticava i bagni di mare in una delle spiagge del litorale, così come riporta Giovanni Patrone in una Guida Illustrata del 1928. In pochi anni la vacanza ed i bagni di mare da lusso si trasformarono in moda, fino a diventare una consuetudine,  in grado di originare un vasto movimento turistico.

Il clima e la sua posizione geografica, l'estensione e la qualità dell'arenile, nonché la sua vicinanza alle grandi città del nord, sono stati gli elementi che hanno contribuito all'inserimento di Varazze tra i centri turistici più importanti della Liguria.

Inevitabilmente questa trasformazione economica ha determinato modifiche rilevanti nella struttura urbana. L'arenile cambia utilizzazione passando da terreno per le costruzioni navali a sede di numerosi stabilimenti balneari. Nuovi edifici vanno ad occupare gli spazi ancora inedificati della città e fra questi molti sono gli alberghi anche di notevoli dimensioni. 

 

 

 

2-) LE FORTIFICAZIONI MILITARI

 

La cinta muraria, realizzata nel XIII e XIV secolo, è molto importante nella storia di Varazze ed ha avuto un ruolo determinante nella sua evoluzione urbana.

La planimetria redatta da Matteo Vinzoni nel 1770 riporta il tracciato delle mura ancora perfettamente intatto e divise in due cinte ben distinte:

 

CINTA DEL BORGO

Questo tratto circondava l'abitato più antico, definito in seguito come 'il borgo', ed era lungo circa 800 metri e comprendeva una superficie di 30900 mq. All'interno di questa cinta erano racchiuse le contrade Campane, S.Ambrogio, Macelli e la cosiddetta Platea Communis dove il Vinzoni colloca l'annona e il palazzo comunale.

Quest'opera difensiva, dalla collina di Tasca, correva a ridosso del torrente Teiro fino alla foce dove girava perpendicolarmente verso ovest e proseguiva in modo parallelo alla spiaggia. Al termine del borgo formava un altro angolo retto continuando verso nord, dietro la nuova chiesa parrocchiale per unirsi al tratto iniziale nel punto in cui sorgeva l'antica pieve di S.Ambrogio la cui facciata è stata inglobata nelle mura stesse.

Nelle fortificazioni si aprivano alcune porte:

Sull'angolo di nord-est la Porta di Ponte Vecchio (o dei Cappuccini) situata sulla direttrice di via dei Macelli che si apriva sul ponte che immetteva nella valle del Teiro.

A est, presso la foce del Teiro e sull'asse di via Campana, la Porta dei Busci (o della Pigogina) che, attraverso un ponte di legno portava nel quartiere del Solaro.

Verso il mare c'erano la Porta del Torrione e la Porta della Loggia (o di Piazza o della Marina) che si apriva sulla platea communis ove pare fosse collocato l'antico palazzo pubblico.

Verso ovest infine si apriva la Porta del Borghetto (o del Mercato) che permetteva l'ingresso alla nuova zona d'espansione .

Oltre alle piccole torri sporgenti  che segnavano le cortine e quelle che coprivano i passaggi alcune sovrastrutture più grandi munivano le mura:

- la Torre del Castello ,sul punto più alto del lato nord, una volta campanile dell'antica pieve di S.Ambrogio.

- la Torre ottagonale dei Busci, sull'angolo nord-est delle mura, vicino all'omonima porta.

- la Torre quadrata del Mercato, che chiudeva il vertice  sud-ovest delle fortificazioni presso l'area del Borghetto.

- la Torre di Pontevecchio, che aveva sul suo lato verso nord l'omonima porta e si trovava a ridosso di un antico ponte sul Teiro.

Una torre che non viene riportata nella planimetria del Vinzoni è quella della Porta di Piazza; essa infatti nel settembre del 1750 divenne di proprietà privata dopo essere stata demolita fino al primo piano.

Questa sembra essere stata l'opera difensiva più importante sul lato mare e si trovava accanto al Magazzino Annonario poi divenuto Palazzo Comunale.

 

CINTA DEL BORGHETTO

Questa seconda cinta racchiudeva il Borghetto, un insediamento sviluppatosi al di fuori della cinta muraria più antica. Queste seconde fortificazioni racchiudevano uno spazio rettangolare, si estendevano per circa 600 metri e contenevano una superficie di 14800 mq.

In esse si apriva la Porta di Ponente ed erano munite di due torri angolari più una terza detta Torre del Vallo sul lato nord. La parte nord delle fortificazioni delimitava la Piazza d'Armi ed un gruppo di edifici, addossati alle mura stesse, ad uso di stalle, magazzini e ricovero per i soldati.

Tutte le mura sono a contrafforti con piattaforma larga un metro e merlature con feritoie alternate ed avevano un altezza media di 10-12 metri. Lungo i lati nord e sud sono stati rinvenuti due lunghi camminamenti sotterranei con un'uscita nell'alveo del fiume Teiro e l'altra a ponente.

Rimane ancora da stabilire con esattezza la datazione di queste cinte fortificate. L'unico riferimento sicuro è la data dell'ampliamento delle mura per inglobare il Borghetto riportata in una lapide esistente sulla Porta di Ponente (nell'attuale via Coda) che fa risalire al potestà Cicala, nel 1370, il compimento dell'opera in questione:

 

MCCCLXX

de mense septembris

hoc opus factum fuit tempore

nobilis vir Antonii Cicalae

potestatis Varaginis Cellarum

et Albisolae

 

 

Alcuni studiosi, come Mario Garea e Giorgio Costa, collocano la cinta più antica del Borgo prima del 1200 anche se però potrebbe essere stata ricostruita un paio di secoli dopo. Infatti essa, per le parti ancora visibili, è molto simile stilisticamente e strutturalmente alle mura del Borghetto; inoltre sono state ritrovate due lapidi, una sulla Porta dei Busci con la data 1377 e una sulla Porta di Piazza con la data 1375. Ciò probabilmente potrebbe significare se non la contemporaneità della costruzione di tutte le opere difensive, quantomeno l'esecuzione di lavori nell'intero perimetro durante il periodo dell'ampliamento verso il Borghetto.

Per i secoli successivi, sebbene vi sia stata una certa espansione periferica, la cinta muraria determinerà lo sviluppo dell'abitato al suo interno che si è modificato ricalcando sempre l'antica struttura urbanistica, adattando di volta in volta le preesistenti realtà edilizie. Ciò si evince anche da scavi effettuati intorno al 1980 che hanno rinvenuto nel Borgo una serie di stratificazioni dei secoli XV,XVI e XVII che confermano una continua ricostruzione su se stesso del Borgo, fenomeno favorito probabilmente dal senso di protezione dato dall'essere cinto di mura.

Importanti notizie sulle mura e su Varazze in generale le troviamo nella relazione scritta dal giudice del Mandamento Giacomo Della Cella nel 1820 nella quale descrive la situazione del Mandamento. Da questo scritto apprendiamo che a quella data le mura erano ancora intatte così come i due ponti antichi e le porte civiche.

Si può quindi collocare ad anni successivi l'opera di distruzione che porterà alla perdita di gran parte delle mura e di quasi tutte le porte.

I motivi dell'abbandono delle strutture murarie di difesa possono essere stati di varia natura:

1- L'inutilità militare delle mura e delle torri.

Con l'avvento di nuove tecniche di guerra le cinte fortificate e le torri diventano      inutili e facilmente espugnabili, specialmente se l'epoca di costruzione è tarda e la loro struttura è composta da materiali leggeri e poco compatti. Una conferma delle mutate condizioni difensive di Varazze sin dal 1700 si ha nell'ordinanza del 1745 del Magistrato dell'Artiglieria che prevede il ritiro dei cannoni di bronzo che munivano le fortificazioni.

Rimasero solo alcuni cannoni in ferro che vennero tolti con la caduta della Repubblica di Genova. A poco a poco viene anche a cadere la residua utilità delle mura soprattutto dalla parte di mare, come protezione dalle incursioni dei pirati barbareschi che infestarono la costa ligure fino all'inizio dell'Ottocento, così come il loro uso a delimitazione della cinta daziaria.                                                 Tutte queste mutate condizioni hanno contribuito in modo decisivo al rapido calo di interesse pratico che porterà allo smantellamento delle fortificazioni stesse.

2 - L'espansione della città dalla seconda metà del 1800 e nuova viabilità.

Nel 1820 la popolazione stanziata nelle aree al di fuori delle mura è ormai superiore a quella stabilita al loro interno. La presenza delle mura creava una divisione della città in due parti che, accomunata al desiderio di muoversi senza seguire percorsi obbligati, ad una condizione di accerchiamento cui erano sottoposti gli abitanti dei rioni più antichi e ad una certa voglia di espansione, determinò una sorta di accelerazione nei cambiamenti urbani e in particolare nella demolizione delle mura.

Un'altra concausa del declino delle vestigia medievali sono gli interventi viabilistici condotti fin dal 1772 dal Brusco. Il progetto attuato dal Brusco, ingegnere militare, ha portato alla costruzione della strada sul lato mare, proprio dove ancora oggi passa la via Aurelia, demolendo gran parte delle mura e delle torri sul lato verso il mare.

Anche lo sviluppo delle attività cantieristiche può essere stata una concausa delle demolizioni ottocentesche. I cantieri infatti si trovavano sulla spiaggia e le mura potevano creare concrete difficoltà di accesso e collegamento. Quest'ultimo aspetto andrà sempre più evidenziandosi con l'aumentare della stazza delle imbarcazioni che richiedevano maggiori spazi di lavoro e immediatezza di comunicazione con le varie botteghe artigiane di supporto.

3 - Scarsa conoscenza della storia locale e mancanza di legislazione di tutela.

Probabilmente per gran parte dell'Ottocento le mura e le torri erano viste semplicemente come vecchie costruzioni fatiscenti ed instabili, già intaccate da qualche intervento di demolizione e più vicine ad essere considerate elementi di cui disfarsi piuttosto che opere da conservare e recuperare. Mancava sicuramente una coscienza storica che portasse a valutare il passato come parte fondamentale ed integrante della civiltà locale.

Bisogna inoltre aggiungere che nessuno si era ancora occupato di studiare l'origine e la storia della città e che per la maggior parte dei cittadini gli antichi ruderi non avevano alcun valore, ad eccezione forse del campanile romanico e della zona dell'antica pieve.

Inoltre nessuna eco ottiene a Varazze il dibattito nazionale ed internazionale che si sviluppa nel XIX secolo sulla conservazione ed il restauro dei monumenti, visti comunque ancora nell'accezione di singoli fatti artistici di importanza rilevante.

Infine da segnalare è anche l'importanza dell'assenza di leggi di tutela del patrimonio storico ed architettonico.

4 - Esecuzione dei lavori per la linea ferroviaria litoranea(1860).

Negli anni che vanno dal 1860 in poi Varazze viene interessata dalla suddetta opera pubblica che, attraversando l'abitato, provocherà l'abbattimento di una torre e di un buon tratto di mura ad essa adiacente.

Esaminiamo ora nel dettaglio quando sono state demolite le più importanti vestigia medievali dell'antica Varazze.

Nel 1861 venne abbattuta ad opera dell'Amministrazione Comunale la torre dei Busci; nel 1863 cadde l'antico ponte sul Teiro e nel 1864 si demolì fino al primo piano la Torre del Mercato. Si distrusse inoltre buona parte delle mura lasciando intatta la parte presso l'antica pieve, il tratto a nord della cinta del Borghetto comprendente la torre angolare oggetto della presente ricerca ed un muro situato  dietro la nuova chiesa parrocchiale. Rimasero in piedi per qualche tempo altri segmenti destinati a scomparire o ad essere inglobati in qualche edificio.

La costruzione della linea ferroviaria Genova-Ventimiglia causò la distruzione della Torre di Pontevecchio, della relativa porta e di un tratto di mura vicino all'attuale oratorio dell'Assunta; questi interventi trovano riscontro in documenti degli anni 1863-1869.

L'inizio del '900 vede la trasformazione di Varazze da città basata sull'industria navale a città prevalentemente turistica e la spiaggia da terreno per la costruzione di navi diventa così sede di stabilimenti balneari. Lo sviluppo turistico ha comportato una crescita edilizia senza precedenti durante il quale si sono verificate espansioni sia lungo la costa sia sulle rive del fiume Teiro e la realizzazione di  un gran numero di alberghi. Questo cambio di identità economica e sociale ha comportato la parziale trasformazione del tessuto urbanistico della città anche se la parte più antica di Varazze, il Borgo, il Borghetto e il Solaro,  non subiscono gravi modificazioni anche per l'attuazione di nuove norme più rigide in materia di salvaguardia dei monumenti.

 

 

3-) NOTIZIE SULL'AREA DI INTERVENTO

 

La parte di fortificazione presa in esame come oggetto della presente esercitazione è l'angolo della cinta del Borghetto situato a nord-ovest rispetto al centro abitato. All'intersezione tra il lato occidentale e quello settentrionale delle mura è situata la torre, di pianta quadrata.

Sul lato esterno delle mura attualmente corrono due strade via Nocelli e via Villagrande mentre il fronte interno dà su spazi privati adibiti ad orti e giardini.

Per quel che riguarda l'aspetto storico non si hanno molte notizie riguardanti esclusivamente la Torre d'angolo e i due tratti di mura attigui. Le prime notizie documentabili risalgono al Catasto Fabbricati del 1870. 

CATASTO FABBRICATI 1870

Partita n°        204

Particella n°   60

Proprietario   Giovanni Battista Ferro fu Domenico

Natura e destinazione: Tettoia per fabbrica di cordami

Piani   2

Vani    3

 

 

REVISIONE CATASTO FABBRICATI 1890

Partita n°        948

Particella n°   60

Proprietario   Giovanni Battista Ferro fu Domenico

Natura e destinazione: Tettoia per fabbrica di cordami

Piani   2

Vani    3

 

PASSAGGI DI PROPRIETA'

27 marzo 1891 vendita a Croce Andrea Giuseppe fu Luigi  [partita n°957]

15 dicembre 1921   vendita a Guastavino Bartolomeo [partita n° 490]

atto 27/4/1923  n° 803/982

5 aprile 1931 successione legittima in favore di Guastavino Antonio e

Fratelli [partita n° 344]

atto 7/6/1932 Registro di Savona

 

A quella data i registri catastali rilevano come 'tettoia per fabbrica di cordami' la costruzione addossata alle mura medioevali in corrispondenza delle antiche stalle e degli alloggiamenti dei soldati. Addossata all'altro tratto di mura vi era una veleria: nella parte interna di questa parte delle mura è ancora visibile traccia di un affresco raffigurante un veliero: veniva infatti disegnato come modello sul muro per le maestranze che in questo modo sapevano cosa dovevano fare.

La presenza dell'edificio della veleria e della scala è documentata da un rilievo in scala 1:500 effettuato dal Comune di Varazze nei primi anni '40 e da alcune fotografie dell'epoca.

Fino alla seconda guerra mondiale il tratto a nord della cinta del Borghetto conservava ancora i resti delle antiche stalle e dei dormitori dei soldati mentre l'area  dell'antica Piazza d'Armi era occupata in parte dal parco di Villa Maria (appartenuta al principe Tommaso di Savoia) e in parte da alcuni campi da tennis. La loro presenza è documentata da alcune fotografie, realizzate nel 1935, che testimoniano, sullo sfondo, la situazione, all'epoca, della parte interna della cinta muraria in prossimità all'angolo chiuso dalla torre. In particolare si nota, in alcune di queste fotografie la presenza dei due edifici sorti addossati al lato interno delle mura un tempo utilizzati uno come veleria e l'altro come fabbrica di cordami.

I due edifici all'epoca delle foto (1935) si presentano già in condizioni fatiscenti e di abbandono con crolli nelle coperture e serramenti sfondati. Inoltre si può notare come ancora integro l'edificio basso, con arcate ad arco ribassato, che corre lungo il lato settentrionale delle mura adibito all'origine a strutture di ricovero per i soldati e che sono stati in buona parte demoliti negli anni '50.

L'edificio della veleria venne demolito in una notte di nascosto per un 'terremoto locale' intorno agli anni '50 per permettere la costruzione di alcuni condomini esistenti ancor oggi che altrimenti non avrebbero avuto la necessaria distanza richiesta tra fabbricati su lotti contigui. Nell'occasione venne demolita anche la scala di accesso alle merlature.

In concomitanza con la realizzazione degli attigui condomini negli anni '50 una parte degli antichi alloggiamenti dei soldati è stata demolita per far posto a dei garage. La Soprintendenza ai Monumenti è però intervenuta bloccando l'ulteriore demolizione di quello che era rimasto delle antiche costruzioni  ordinando la demolizione dei garages già ultimati.

 

BIBLIOGRAFIA

 

M. Vinzoni, Il dominio della Serenissima Repubblica di Genova in terraferma, Genova, 1773

G.B. Fazio, Varazze e il suo distretto, Tipografia della Gioventù, Genova, 1867

G.B. Fazio, Guida e storia della città di Varazze, dattiloscritto, fine '800

N. Russo, Su le origini e la costituzione della Potestatia Varaginis, Cellarum et Arbisolae, Bertolotto, Savona, 1908

G. Patrone, Varazze, guida azzurra, Varazze, 1928

G. Patrone, Monumenti di storia e d'arte di Varazze medioevale, Varazze, 1929-38

M. Garea, Varazze dai tempi più remoti all'istituzione del podestà, Savona, 1940

M. Garea, Fra ruderi romanici, Tipografia Savonese, Savona, 1941

C. Russo, Questioni  giurisdizionali tra  Varazze, Celle ed Albisola nei documenti dei secoli XIV,XV, XVI e XVII, in "Società Savonese di Storia Patria", atti, volume XXIII, 1941

G. Costa, Alla ricerca dell'antica Varazze, Officine d'arte, Savona, 1965

M. Garea, Varazze, Il Fauno, Firenze, 1965

A. Olivieri, Le porte dell'antica Varagine, in "Gazzettino di Varazze", anno XI, numero 19, 1968

R. DeMaestri, Opere di difesa del secolo XIV nella Riviera di Ponente, in "Quaderno 5",  Facoltà di Architettura di Genova, Genova, 1971

G. Costa, Saggi storici su Varazze, SEAN, Varazze, 1973

G. Della Cella, Il Mandamento di Varazze nel 1820, a cura di T.Olivieri, SMA, Cogoleto, 1982

B.T. Delfino, Varagine, Sabatelli, Savona, 1983

C. Varaldo, Insediamenti e centri urbani  medioevali nella  Liguria di ponente, in Rivista di Studi Liguri, anno L, n° 1-4, 1984

AA.VV.,Carte e cartografi in Liguria, a cura di M.Quaini, Genova, 1986

A. De Robertis, I monumenti del culto di  S.Ambrogio in Varazze: documento di  una storia,    in Rivista Ingauna e Intemelia, anno XLI, n° 1-4, 1986

 

 

ALTRE FONTI

 

Archivio Sovrintendenza Beni Architettonici ed Ambientali di GE, Pratica Savona Monumenti 1bis

Archivio Comune di Varazze, Registri Delibere Consiglio Comunale 1860 e seguenti

Archivio Comune di Varazze, Cartella Circolari Monumenti

Archivio di Stato di Savona, Catasto Fabbricati 1870-1890

Archivio fotografico personale del signor Mario Fenoglio.

 

 




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