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Henri Cartier-Bresson

Breve storia di Varazze (Parte II)

12 maggio 2009 13:58 | Commenti: 0 | Categorie:

L'ingresso ufficiale nella storia del Medio Evo, è documentato da un atto del 1131 in cui il marchese Anselmo, unitamente alla moglie e ai figli, dona vari beni al monastero di Tiglieto, che a Varazze nel secolo XII aveva costruito il monastero Cistercense femminile di Santa Maria in Latronorio o Aretino, tra cui una vasta distesa di terreni vignati posti sulla sponda sinistra del Teiro e che , partendo dalla località Molinetti (ove erano ubicati piccoli molini) comprendevano la zona dell'attuale Camminata e si estendevano a sud sino al litorale marino.
Nel 1192, a seguito di una donazione dei Marchesi Del Bosco, i monaci cistercensi divennero proprietari di vaste zone di Varazze. Per 300 anni svolsero nella nostra città un'operosa attività. Il loro insediamento portò grandi benefici nel campo agricolo, istituendo la tecnica dei muretti a secco (sino ad allora per impedire lo smottamento delle colline si collocavano grossi tronchi d'albero affiancati), una più razionale cultura dell'olivo e del castagno; inoltre costruirono e gestirono mulini ad acqua, apportarono nuove tecnologie in tutto il territorio varazzino, in particolare lungo la Valle del Teiro, costruirono il monastero di Santa Maria in Latronorio (Loc. S. Giacomo).
Questi possessi costituivano una parte dei domini feudali dei Marchesi Del Bosco e di quelli di Ponzone, legati tra loro da vincoli di sangue e da rapporti d'interesse; entrambi discendenti da stirpe Aleramica.
Altri vari possessi appartenevano ai Malocello, un'importante famiglia consolare genovese, imparentata con i marchesi Del Bosco.
In seguito a Varazze s'inserirono i marchesi Doria e Ponzone, che governarono per parecchi anni, sino a quando non furono costretti a vendere tanti loro possedimenti. La decadenza era dovuta principalmente all'alto tenore di vita da essi tenuto, dalle frequenti donazioni ad enti religiosi, dalle forti spese militari sostenute ( non ultime la partecipazione alle crociate). Secondo il Pavoni, alla fine del XIII secolo il possesso di Varazze era così ripartito: 3/16 ai marchesi di Ponzone, 3/16 ai Doria, 3/16 al comune di Genova, 7/16 ai Malocello (citazione di Riccardo Musso - Storia di Varazze - Editore Elio Ferraris a.1999). Molti possedimenti furono acquisiti dai comuni di Genova, di Savona e dall'aristocrazia genovese e savonese. Fu così che cominciò a prevalere l'influenza genovese, riconosciuta ufficialmente nel 1251 quando si pose fine al lungo conflitto tra le comunità rivierasche e Genova: la convenzione sancì la definitiva affermazione della supremazia genovese su Varazze.
Il podestà di Varazze fino allora designato era Doria,  nominato dal comune di Genova, che fino al 1400 fu giudice e rappresentante della Superba. In seguito iniziò l'inserimento nel governo locale di rappresentanti Varazzini e agli abitanti fu dato il privilegio di essere considerati cittadini genovesi con pari diritti.
Risale a questi periodi la cinta muraria (di cui alcuni resti sono ancora visibili) che comprendeva l'antico Castello e il primitivo Borgo a cui si aggiunse alla fine del 1300 un altro ordine di muraglie che costeggiavano a nord la strada romana, la quale univa Varazze agli altri centri di ponente. Oltre alla cinta merlata, Varazze possedeva numerose torri di avvistamento e di difesa. Quella dei Faveri è una delle poche intatte.
Il progressivo allargamento della cinta muraria costituisce la migliore dimostrazione della crescente importanza economica e demografica di Varazze. L'antico Castello secondo lo storico locale Garea nel XVII, venne convertito in oratorio intitolato da prima a santa Maria di Castello e in seguito all'Assunta. Nel 1376 un eccezionale personaggio si affaccia alla cinta muraria per chiedere ospitalità, Caterina da Siena. Era reduce da Avignone dopo aver convinto il papa Gregorio XI a tornare a Roma. Varazze era preda della peste, fenomeno ricorrente all'epoca. Durante il breve soggiorno Caterina liberò la città da questa gravissima epidemia. Varazze la proclamò sua patrona. Tuttora Varazze tributa ogni anno alla sua celeste patrona una delle più belle manifestazioni della Liguria. Nelle mura di cinta, vicino all'attuale Oratorio salesiano, si notano ancora i ruderi della vecchia chiesa di sant'Ambrogio, risalente al XI o al XII secolo, incorporata nelle mura.

La presenza di un ricco corso di acqua qual era il Teiro, la vicinanza di boschi sull'entroterra e la facilità di trasporto via mare, favorirono la nascita di un'industria manifatturiera, costituita principalmente da cartiere (il cui tipo di lavorazione l'abbiamo già descritto) e da ferriere che potevano sfruttare la forza motrice delle acque e da segherie manuali, solo dal 1900 azionate dalla forza idraulica.  La principale risorsa però fu quella rappresentata dai suoi cantieri navali.
Tali attività erano gestite in proprio da un industrioso ceto imprenditoriale, nelle cui fila si distinguevano gli appartenenti ad alcune famiglie importanti che avevano pure cariche pubbliche come i Dondo, i Guastavino, i Da Mezzano, i Tarigo, i Morchio e i De Fazio.
Nel corso del 1400 e 1500 si riscontrano diverse lotte di fazioni a Genova, che coinvolgevano i paesi circostanti: anche Varazze fu coinvolta, ma in modo marginale con gli abitanti di Casanova e Alpicella. Un importante e grave fatto d'armi si ebbe nei primi decenni del XVI quando il territorio di Varazze fu più volte devastato dalle guerre che allora insanguinavano tutta l'Italia. Nel 1525 il Borgo, infatti, presidiato da milizie francesi subì un duro assedio da parte dell'esercito imperiale, i cui cannoni provocavano gravi danni alle abitazioni, dai quali fu liberato dall'intervento della flotta francese.
Nel 1600 il ritmo delle costruzioni navali sul nostro territorio si fa particolarmente intenso, costruendo diverse navi corazzate: esse avevano una corazza formata da lastroni di piombo, vendute anche alla flotta inglese. Nel 1600 fu costruita un'imponente opera: il convento del Deserto con il contributo del comune di Varazze, dei Doria, dei Lomellini, dei Durazzo, Pallavicini e altri.
L'eremo, costruito in un posto solitario dell'entroterra varazzino dai carmelitani scalzi, comprendeva un edificio centrale con la chiesa, diversi romitori sparsi nei boschi circostanti e alcuni terreni coltivati.

Il tutto era circondato da un muro in pietra della lunghezza di 3500 metri. Tuttora è meta di molti turisti e pellegrini. Attualmente offre ospitalità a gruppi di giovani, scout, associazioni di volontariato.

Nel 1746, dopo essersi opposti al ritorno a Genova degli Austriaci, cacciati poco prima dell'insurrezione popolare di "Balilla", i varazzini nel 1796 accolgono l'esercito di Bonaparte che porta il fremito della grande rivoluzione e l'illusione della libertà. Sulla piazza del Pallone (ora piazza Nello Bovani) si alza l'albero della Libertà e si festeggia con balli.
Nel 1797 decade il regime aristocratico: nacque così la repubblica democratica ligure e la divisione amministrativa passò da venti a sei giurisdizioni. Varazze fu scelta per diventare capoluogo del cantone del Teiro, comprendente Stella, Celle, Varazze, Cogoleto e Arenzano. In quel periodo l'intera Liguria fu formalmente annessa all'impero francese. In seguito, con la caduta di Napoleone, il mandamento di Varazze fu sottoposto alla giurisdizione dell'intendenza di Savona.
Nel 1864 Varazze, che da tempo si fregiava del titolo di Città, ottiene con un regio decreto conferma sia del titolo che dell'uso dell' antico stemma. Esso ricalca quello disegnato cento anni prima dallo storico Francesco Maria Accinelli. La sede del municipio dal 1890 si trovava in piazza Beato Jacopo, anticamente sede della Loggia, ossia del parlamento. Al centro della sua facciata fu posta una statua marmorea raffigurante il Beato Jacopo da Varagine che campeggia tuttora.
Durante il corso del secolo XIX la popolazione fu soggetta a una costante crescita.
Il Numero degli abitanti che all'inizio dell'800 ammontava a 4932, passò nel 1823 a 6086, nel 1858 salì a 8157 e nel 1901 addirittura a 9815. Tra la popolazione, le famiglie più agiate, troviamo quelle dei cantieri navali, nei primi tre quarti del secolo i proprietari delle cartiere.
Sino al 1868 quanto non fu inaugurata la ferrovia, le comunicazioni con Genova e Savona, erano tortuose, sicché per il trasporto delle merci si provvedeva via mare, attraverso barche da trasporto. Molti erano i prodotti trasportati. Varazze esportava arenaria e pietre da costruzione,  materiali ferrosi, carta, pesci freschi e salati, frutta e verdura, olio e reti da pesca. S'importava soprattutto frumento, grano , vino, stracci per le cartiere, canapa e prezioso legname da utilizzare nella costruzione delle navi. L'imbarcazione più frequentemente usata per il cabotaggio era il leudo, un bastimento a due alberi, della portata da 5 a 50 tonnellate.
Nell'entroterra non esistendo strade carrozzabili, il trasporto del legname si eseguiva specialmente con le "leze",una specie di slitta trainata da animali, principalmente buoi e muli.
Per quasi tutto il secolo, i cantieri di Varazze furono tra i più importanti d'Italia. Sulla spiaggia esistevano quindici cantieri navali, si costruivano grandi bastimenti dallo scafo in legno , soprattutto brigantini, armati con due alberi a vele quadre , della portata dalle 30 alle 100 tonnellate, costruiti dai maestri d'ascia e dai calafati. I primi progettavano la sagoma e la forma, e i secondi s'incaricavano di impermeabilizzare le tavole del fasciame. All'epoca molti nomi di navi e di comandanti varazzini solevano nel mediterraneo.
Dal 1885, quando iniziò la costruzione di navi in ferro e a vapore, entrarono in una profondissima crisi , da cui non riuscirono più a risollevarsi e cominciò la scomparsa degli scali; gli ultimi cessarono l'attività nei primi anni del 900. Molti Varazzini del settore cercarono in paesi lontani altri mestieri. Cessarono pure tante attività che ruotavano intorno ai cantieri navali.
Interessate da una profonda crisi furono anche le cartiere, che dal 1860 furono costrette a ridimensionarsi o a chiudere. Una situazione questa determinata dall'aumento del prezzo degli stracci, ma soprattutto  dagli antichi metodi di produzione manuale. Mentre negli altri paesi iniziò dalla metà del secolo la lavorazione a macchina , i cartai varazzini tardarono la conversione , principalmente per motivi finanziari. Per questo alcune cartiere artigianali furono costrette a chiudere. Finalmente alla fine dell'ottocento iniziarono le trasformazioni. Da allora, anziché stracci di stoffa, si usò carta straccia, rinunciando alla carta bianca per sigarette e carte bollate.




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