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Henri Cartier-Bresson

I Damele nel Risorgimento Italiano

06 aprile 2009 23:40 | Commenti: 0 | Categorie:

Mario DameleE' dato per certo che i grandi avvenimenti, i grandi cambiamenti storici, le rivoluzioni, prendono per lo più la spinta decisiva dal coraggio, dal carisma di singoli uomini. Ma è pur anche vero che ogni persona vivente partecipa direttamente o indirettamente all'evoluzione storica e ha quindi una sua storia più o meno interessante. La conoscenza di notizie, di dati sui nostri avi, sul nostro paese, sui nostri concittadini, la scoperta di qualche piccolo fatto che li riguarda, attira la nostra curiosità più di qualsiasi importante avvenimento storico.
E' con questo spirito che ho cercato di ricostruire la storia dei miei avi, del mio cognome in genere, trovando delle cose che meritano di essere raccontate.
 
Quasi tutti conoscono la vita, il pensiero, l'attività di Giuseppe Mazzini, ma quanti hanno sentito parlare di GIACOMO DAMELE ? Eppure questo famoso sconosciuto, come amico di Mazzini, ebbe certamente un peso consistente nella sua vita, nelle sue decisioni. Lo si intuisce leggendo le molte lettere che il nostro eroe del risorgimento gli scrisse dal suo esilio, dai suoi viaggi. Fu per lui un riferimento sempre sicuro e molto spesso, per suo incarico, incontrò persone importanti, come nel Luglio del 1860, quando si recò in Sicilia, a Milazzo ed ebbe un colloquio con Giuseppe Garibaldi. Il Mazzini per preparare questo incontro, scrisse a Francesco Crispi descrivendo il Damele in questi termini: "Il portatore, Giacomo Damele, vecchio e provato amico mio, ha sempre reso servigio alla causa. Viene oggi a Palermo per affari. Se potete giovarli presso Garibaldi, fatelo: potete farlo con coscenza. E' onesto e sincero a tutta prova." (Lettera a Francesco Crispi, il 18/7/1860, ed. S.E.I.) Crispi da Palermo mise il Damele in condizioni di raggiugere il campo militare dei garibaldini a Milazzo, favorendolo per un sollecito imbarco, con un biglietto scritto di suo pugno, 25 Luglio: " Il signor Damele, latore del presente, dovendo recarsi al campo per parlare col generale, d'affari che interessano il Paese, chiede un passaggio nel primo batello che partirà per Patti o Milazzo."
Molte pubblicazioni riportano le lettere che Giuseppe Mazzini scrisse a Giacomo Damele e si possono facilmente consultare all'Istituto Mazziniano di Genova.
 
Il nonno di Giacomo Damele, Domenico, era un nostro concittadino, che ai primi del 1700 emigrò a Genova. Apparteneva alla stessa dinastia di Damele,esperti mastri d'ascia, che in parte emigrò a Tabarka e contribuì alla formazione della comunità di Carloforte. Per combinazione in questo periodo il sindaco di Carloforte è Giacomo Damele. Domenico Damele sposò nel 1740, a S.Teodoro a Genova, Rosa Dagnino. Nel 1766 nacque Andrea , che ai primi del 1800  sposò nella chiesa Delle Vigne, Rosa Gazzolo. Il 31/7/1806 nacque Giacomo. Avviato dal padre Andrea ad una professione commerciale, divenne amico e collaboratore di Giuseppe Mazzini. Morì celibe, il 15/1/1879.
 
Anche il luogotenente dei carabinieri PIETRO DAMELE diede il suo importante contributo all'unificazione dell'Italia. Faceva parte dei 48 carabinieri genovesi ammessi nel Corpo dei Cacciatori delle Alpi a Savigliano, Aprile 1859. Dimostrarono subito il loro valore nel fatto d'armi del 26 Maggio successivo a Varese, quando guidati da Giuseppe Garibaldi, sconfissero il maresciallo austriaco Urban. Nel combattimento fu ferito ad una spalla, ma si rimise in tempo per schierarsi, l'anno dopo fra i Mille. Ebbe a segnalarsi nelle battaglie di Calatafimi e di Palermo. Combattè a fianco di Stefano Canzio, quando questi, assalito alle spalle, veniva colpito da una palla alla clavicola sinistra. Accortosi il Damele del pericolo dell'amico, potè sottrarlo ad altri colpi dei borbonoci e ricoverarlo in un portico vicino, rimanendo però egli stesso ferito di palla al braccio sinistro. Andò quindi col Canzio ed altri in convalescenza a Genova. Ricevette una lettera di encomio scritta dallo stesso Garibaldi. Fu decorato di medaglia al valore, dal Senato di Palermo e dal Ministero della Guerra. Dopo lo scioglimento dell'esercito meridionale, Pietro Damele si trasferì a Milano, ove fu chiamato a fare il commissario. I suoi discendenti vivono tuttora in quella città. (Dizionario del Risorgimento Italiano, Michele Rosi)
 
Gli avi di Pietro Damele erano nostri cocittadini. Emigrarono al Sassello ai primi del 1600 e sposando donne nobili del luogo, entrarono nell'alta società. Troviamo così nei loro discendenti, alti prelati, notai, militari, agenti statali, ecc. Il padre di Pietro, Gio Batta, era un gabelliere del re e si spostava da una città all'altra, pur avendo residenza a Genova. Pietro Damele nacque il 13/4/1837 a Diano Castello, da Gio Batta e da Geronima Pertusio. Fu sepolto a Staglieno nella tomba dei mille.
 
La terza guerra d'indipendenza non andò molto bene militarmente per l'Italia. Nelle acque dell'isola di Lissa in Croazia, la flotta italiana comandata con negligenza dall'ammiraglio Persano, il 20/7/1866 fu sconfitta dalla flotta austriaca, che affondò le navi Palestro e Re d'Italia. Sulla nave Re d'Italia era imbarcato il caporale LUIGI DAMELE, nipote del già nominato Giacomo, essendo figlio del di lui fratello Cristoforo e di Luigia De Vincenti. Era nato il 2/6/1842 a Genova. Il suo nome è ricordato nelle lapidi della caserma dei Regi Equipaggi di La Spezia e in quella murata nell'atrio del Municipio di Genova.
 
Anche il marinaio GIUSEPPE DAMELE diede il suo contributo nella guerra d'oriente contro la Russia, nel 1855-56. Era imbarcato sulla nave Carlo Alberto e faceva parte del contingente italiano che il Cavour aveva inviato al fianco di francesi, inglesi e turchi.
Era nato a Varazze il 18/4/1827 ed era figlio di Giacomo e Pellegrina Tassara. (ramo "Vissan")
 
Nella campagna dell'agro romano del 20/9/1870 si distinse il soldato GIUSEPPE DAMELE. Ricevette una medaglia dal comune di Roma.
Era nato a Varazze il 5/1/1847 da Andrea e da Battistina Ghigliazza. (ramo "Drioni")
 
Particolare menzione merita il caporale degli alpini DOMENICO DAMELE per il suo coraggio e per gli atti eroici nella prima guerra mondiale e precisamente nel 1917.
Figlio maggiore di madre vedova fu arruolato nella terza categoria, reparto sanità alpina, 16 Giugno 1917.
Il 20 Ottobre fu inviato al fronte, in tempo per assistere alle prime ritirate italiane. Vide la decimazione dei Mitraglieri Fiat, sulla Sella Carnizia, 158 morti.
In seguito fu aggregato al terzo battaglione alpino “Pinerolo”, col grado di caporale.
Il colonnello dello stesso battaglione convinto di respingere l’attacco austriaco, ordinò cinque assalti alla baionetta.
Domenico Damele essendo del reparto sanità aveva in dotazione una semplice pistola. Gli diedero un fucile mezzo rotto e lo inviarono al fronte.
Nella prima azione nella zona di Braulin sul Tagliamento, fece prigioniero un austriaco, che si era trovato improvvisamente davanti.
Prese parte poi alla battaglia di Pradis, in val da Ros, quando fu decimato il terzo alpini “Pinerolo”. Il suo gruppo composto da una ventina di soldati, agli ordini del tenente colonnello dottor Giovanni De Stefano, cadde in un’imboscata e quasi tutti furono massacrati.
Il Damele si salvò per miracolo e si rifugiò dietro ad un masso; mentre il comandante De Stefano, colpito alla spalla da una pallottola, che gli trapassò un polmone, chiedeva aiuto.
Domenico Damele si alzò in piedi con l’intenzione di soccorrerlo, ma si accorse che era tutto sporco di sangue, eppure non sentiva dolori di ferite. Capì che era il sangue che scorreva nella cunetta, dove lui si era disteso.
Si fece coraggio e a rischio della propria vita, trascinò il tenente al riparo.
In un secondo tempo se lo caricò sulle spalle e si rifugiò nella chiesa di S.Francesco d’Alzino, ove c’erano altri alpini feriti.
Furono fatti prigionieri e portati prima a Udine, poi in Austria e infine in Ceccoslovachia, a Reisburg. Essendo un sanitario ebbe l’incarico di assistere il dott. De Stefano.
Alla fine della guerra ebbe come premio 40 giorni di licenza, ma poi prestò ancora servizio militare fino al 1921.
Il riconoscimento più grande, che forse compensò in parte le mancate decorazioni e onorificenze, glielo diede il dott. De Stefano, che era di Cosenza, inviandogli tutti gli anni a Natale un cesto di fichi e noci di 5 Kg., fino alla sua morte.
 
Domenico Damele (Lucchi) era nato a Casanova di Varazze il 7/1/1897, figlio di Giovanni e di Caterina Damele (!)(Guernuei)), i suoi nonni erano: Domenico e Margherita Damele (!)(Beghin). Sposò Caterina Damele (!)(Luisin).
Nella sua dinastia si intrecciano quattro rami di Damele, senza alcun rapporto di parentela, come si può anche notare dai sopranomi.




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